Esiste la crisi del tappeto antico?

Nel mondo dei tappeti, a contatto con il pubblico si sentono affermazioni stereotipe e senza fondamento. Si sente dire che nessuno è interessato ai tappeti persiani e tutti i negozi fanno sconti per liberarsene. Diciamo che la tecnica di vendita basata esclusivamente sugli sconti è basata sulla ingenuità del consumatore, infatti dalla meta degli anni ’80 in ogni città assistiamo a costone campagne pubblicitarie per promuovere liquidazioni e chiusure.

La crisi dei consumi ha colpito anche i tappeti, ma la fascia alta del mercato resiste e secondo alcuni colleghi è in crescita. La clientela dei tappeti pregiati e antichi risente ha modificato solo marginalmente i propri consumi, numerose le aziende nel settore del lusso che hanno incrementato fatturati e profitti.

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La dimostrazione arriva dal mondo delle aste: le case d’asta secondarie sono in grave difficoltà, invece i leader mondiali hanno rafforzato la loro posizione. E le quotazioni dei tappeti antichi non sembrano risentirne alla comparsa di capolavori inaspettati. E’ di pochi giorni fa la notizia di un esemplare antico datato 1650 di proprietà di un antico miliardario americano messo in vendita da Sotheby’s per finanziare il Corcoran Museum di Washington DC con la stima di vendita pari a 5 mln. di sterline.

Pregiato tappeto persiano datato 1650 acquistato dall’industriale William Clark a Parigi all’inizio del ’900 e ora messo all’asta.

Un altro esempio ravvicinato su scala temporale è l’asta di Christie’s del 23 aprile 2013 di 205 lotti di tappeti antichi tra cui diversi Ushak dell’Anatolia, e pezzi della Transilvania. Tra i lotti anche un bel paio di tappeti di seta e tappeti persiani figurati. La selezione comprende anche manufatti della Cina, del Turkestan orientale e antichi tappeti dal Caucaso.

 

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